Io starei

29 maggio 2009

Io starei anche bene, con te.

E’ che non siamo fatti l’uno per l’altra.

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Cartesio

28 maggio 2009

Senza dubbio ogni ragionamento è errato


riflessioni politiche #1

27 maggio 2009

Mi domando da molto tempo a cosa serva la democrazia. O meglio, a cosa serva il sistema democratico moderno, che con la democrazia intesa nel suo significato letterale, non ha più alcuna parentela.

Nasce lo stato moderno, nell’800, e si trasforma seguendo l’economia del ‘900, allargando la propria base elettorale ma diminuendo l’efficacia delle elezioni.

Il comizio in piazza, dove poteva esistere un contraddittorio con i cittadini, è sostituito dalle manifestazioni oceaniche, dove tre o quattro leader politici parlano interrotti dagli applausi chiamati dalla loro clacque, per non parlare della trovata della televisione, strumento antidemocratico per eccellenza che non ammette alcuna partecipazione da parte di chi ascolta.

Nei giornali, almeno, esiste la rubrica delle lettere al direttore.

E’ stato eliminato qualunque strumento per la formazione del giudizio personale, sostituito da strumenti di creazione del consenso.

I fatti ormai non esistono più, in Italia in particolar modo, dove questo modo di pensare si ritrova anche negli attacchi alla scienza da parte della religione.

Basta vedere lo stato in cui versano le scuole.

Eliminando la formazione del giudizio e dell’analisi, eliminando cioè l’unico meccanismo con il quale la democrazia poteva ancora avere un barlume di scopo di sopravvivenza, si è sancita chiaramente la sudditanza della politica nei confronti dell’economia e dei vari poteri che girano attorno ad essa.


Il mio cervello

27 maggio 2009

Il mio cervello è la metropolitana delle mie idee, che scorre sottoterra trasportando persone, mentre fuori immutabili vedi solo le stazioni.

Escono le persone e sono tutte uguali, stanche, sudate, sfatte, persone che hanno subito tremende trasformazioni durante il giorno, che si sono viste togliere la volontà, il profumo, la pettinatura, il trucco.

Il mio cervello trasporta soltanto vecchie idee, quelle moderne viaggerebbero in altre maniere, in barca a vela ad esempio, a piedi nudi e torace libero dalla camicia e la cravatta.

O con uno zaino sulle spalle e scarpe da montagna, a cercare fresco sulla vetta di un monte, e poi mangiarsi un panino in silenzio.

Le persone in metropolitana sono vestite con occhiali da sole, cuffie e, i più stravaganti, un libro; per il resto potrebbero essere nude, nessuno se ne accorgerebbe, nemmeno il finto zingaro che suona il violino o lo xilofono da viaggio.

Ai miei pensieri comprerò un lettore di musica, così non si distrarranno, smetteranno di andare a piedi da soli e si faranno semplicemente trasportare e spingere, scendere e salire in opposto modo due volte al giorno come vuole la vita moderna, quella lì fuori.

E’ certo che non è il caldo il problema, ma sono i vestiti che ho indosso, pesanti e inadatti, danno il prurito e sviluppano cattivi odori.

Non vedo l’ora di mettermi nudo.


Non hai

27 maggio 2009

Non hai capito un cazzo, di tutti i segnali che ti ho mandato.

Eppure erano espliciti, erano chiari. Più chiari di così non so, forse avrei dovuto scriverli con una bomboletta spray su quella cazzo di parete che mi hai fatto ritinteggiare un mese fa.

Ti avevo fatto capire del mio bisogno di stimoli,  cercavo anche io di darti nuove idee, nuove forme di vita.

Ma tu niente, apatica, e vabbè, cazzi tuoi.

No, però, vorresti che io ti seguissi nella tua banalità, nella tua calma piatta, un ponticello, una collinetta, non un Himalaya, un piccolo fosso da saltare, mica il Gran Canyon.

Invece che fai? Allarghi le dimensioni della tua gabbia, perchè a questo punto è solo la tua, e pretendi che io la condivida con te.

Perchè invece non vieni tu da questa parte, c’è spazio per tutti, per te e per me di certo.

Macchè, non hai capito proprio niente, continui imperterrita come prima, dopo quello sfogo durato una settimana, una bellissima e faticosa settimana in cui al fresco della sera ci si metteva a chiacchierare bevendo campari e prosecco.

Ora basta, vero? Ora tanto è fatta, pensi che io sia tornato nella gabbia con te, giusto?

No, bellezza, mi dispiace.

Non hai capito un cazzo.


Non è che

27 maggio 2009

Non è che questo mondo mi piaccia particolarmente.

Nonostante nei vari millenni ogni tanto qualcuno abbia cercato di spiegare che sarebbe meglio vivere tranquilli, invece che randellarsi l’un con l’altro, continuiamo a farci fuori tra di noi.

Nonostante abbiamo risorse per sfamare tutti, continuiamo a sprecarle qui nel nord del mondo, mentre in giro ci sono almeno un miliardo di persone che crepano di fame e di sete.

Nonostante le varie economie che si sono successe nella storia non abbiano dato grandi frutti, continuiamo a produrre teorie a posteriori, inventando modelli economici che spiegano perchè, quello di prima, era sbagliato.

Non è una presivione, è un dato di fatto.

Nonostante siano le undici e mezza di sera, io sono ancora qui a scrivere stronzate, ascoltando The Dark Side of the Moon, e proprio ora passa Brain Damage.

Non è che voglia andare a dormire, però dovrei.


Bang

26 maggio 2009

Questo ero io tanti anni fa, Doc Savage, un personaggio di letteraturafantascientifica, mezzo investigatore, mezzo scienziato.

Un po’ come sarei voluto essere io, quando avevo sogni diversi dentro me. Non è durato molto, ma è stato il primo account su hotmail che ho avuto, e così ero conosciuto dentro mIRC ed ICQ.

Linee a 18,8K, quando andava bene, linee telefoniche con le quali potevi al massimo, in una serata, riuscire a scaricare pochi mega di documentazione. Non la musica, ancora, no.

Stiamo parlando del 1998 o giù di lì, un modem V24, configurabile per ilsempre sperato ed agognato aumento di banda.

Chi ero, nel 98, undici anni fa, non ricordo molto bene. Lavoravo, come oggi, ma facendo i turni di notte riuscivo a collegarmi direttamente dall’ufficio, con linee leggermente migliori di quella che avevo a casa.

Cosa pensavo, nemmeno lo ricordo. Vivevo in superficie, mai più a fondo di un palmo dal mio naso, ed un paraocchi a proteggermi la vita.

Non sapevo nemmeno di averla, una vita, allora.

Ma io chi ero, allora? Nessuno, come adesso.

Siamo la somma algebrica dei nostri sogni e delle nostre delusioni, nel 1998 il mio totale aveva ancora segno positivo, e lo avrebbe tenuto per molti anni.