Post e volantini

Fino a diciamo quindici anni fa, ancora la CGIL aveva la sana abitudine di usare i volantini per far conoscere, all’interno dei posti di lavoro, le proprie opinioni, le battaglie in preparazione, annunciare le prossime assemblee.

In genere un iscritto prendeva un po’ di volantini ed iniziava a distribuirli, magari durante la pausa pranzo davanti alla mensa aziendale, o di fronte allo spaccio interno;  i più ‘rivoluzionari’ si spingevano fino ad andare stanza per stanza, salone per salone, officina per officina, e consegnavano i volantini fermandosi, se possibile senza fermare o rallentare l’attività produttiva, a scambiare due parole con i colleghi.

Pian piano l’abitudine è andata perdendosi, i volantini venivano messi su tavolini appositamente preparati davanti al solito spaccio o mensa aziendale, e chi voleva se li prendeva.

Addirittura i meno volenterosi, o dove l’attività sindacale era ridotta al minimo, il volantino veniva stampato in copia unica ed affisso alla bacheca sindacale.

Il sindacato, le associazioni libere di lavoratori, dovrebbero essere il fulcro se non della rivoluzione, almeno dello scambio di opinioni, di dibattiti, di decisioni da prendere, di assemblee da preparare.

Dal 1992 ad oggi, anno di nascita degli Accordi di Luglio che hanno dato una spallata fondamentale alla credibilità del sindacato, i contratti si rinnovano praticamente senza più assemblee preventive (una delle ex buone abitudini della CGIL).

Vengono invece fatte assemblee dopo la fima (che però è ‘non definitiva’) tra lavoratori e proprietà aziendale, così da poter giustificare, di fronte a chi trova da ridire, che invece il sindacato ha fatto la scelta migliore.

In questo modo abbiamo avuto non solo la perdita progressiva di tutele sulla salute, l’aumento indiscriminato e complice degli indici di produttività, la diminuzione degli stipendi fino ad esser quelli più bassi d’Europa.

Ma soprattutto non sono stati per nulla coinvolti tutti quei lavoratori nuovi, i giovani, gli extracomunitari, nelle scelte contrattuali, aumentando in questo modo il divario tra lavoratori e organizzazioni sindacali.

Ed è questo l’errore più grave commesso dal sindacato.

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