Neanderthal

19 agosto 2009

Attorno a 200mila anni fa iniziò ad aggirarsi sulla Terra una nuova specie di Uomo, il Neanderthal, evoluzione di una specie precedente.

Dopo circa 130mila anni, diciamo attorno a 70mila anni fa, fu soppiantato dall’Homo Sapiens, più alto, più intelligente, capace di usare meglio i materiali che trovava attorno a se per costruire strumenti.

L’Uomo di Neanderthal dovette alla fine arrendersi, non avendo più abbastanza cibo per sfamarsi e, quindi, riprodursi.

Prima della specie Homo c’erano stati i dinosauri, estinti a causa di un evento esterno, molto probabilmente un meteorite.

Le tribù primitive diedero vita a civiltà più complesse, inventando nuovi strumenti per la vita di tutti i giorni, come il forno per cuocere il pane, il carro trainato da cavalli e altri animali, l’aratro.

Tutto questo comportava una evoluzione della società, quasi sempre suddivisa in caste. Bisogna arrivare ad un’epoca più moderna per il pensiero filosofico greco e le ricerche sulla migliore forma di stato.

La vita sulla Terra, insomma, è in continua evoluzione, così come le forme sociali: re guerrieri, re profeti, triunvirati, consolati, repubblica, e via via tutto il resto, fino alla forma della repubblica democratica che è la forma di stato più diffusa.

Attualmente.

Se avessimo detto ad un contadino francese del 1500, ad esempio, che di lì a 300 anni i suoi discendenti si sarebbero potuti ribellare, dando vita ad una vera rivoluzione copernicana sociale, ci avrebbe sicuramente presi per matti e si sarebbe allontanato senza una parola, timoroso che qualche emissario del re potesse vederlo mentre parlava con noi.

La stessa cosa sarebbe accaduta ad un industriale della prima metà del ‘700 in Inghilterra, lui proprietario di una delle prime fabbriche manifatturiere di tessuti con i nuovi telai. Se gli avessimo detto che di lì a 200 anni avrebbe dovuto contrattare il salario dei propri operai con una loro delegazione, avrebbe detto che la cosa era impossibile e vi avrebbe riso in faccia.

O se aveste detto ad un Balilla nel 1935 che gli americani sarebbero sbarcati ad Anzio, vi avrebbe bastonato ben  bene per punirvi del vostro disfattismo.

Ed allora, per quale motivo non è possibile, oggi, pensare che il sistema democratico non possa essere superato, da qui diciamo a cento anni o duecento, da un nuovo sistema più adatto alle future forme di produzione, di commercio, di economia?

Oggi quel che abbiamo è, probabilmente, il miglior sistema possibile; ma il migliore per chi?

Per chi lo subisce, per chi lo governa, per chi crede di farne parte, o per chi lo utilizza per i propri scopi?

Nessun sistema politico, nessuna civiltà, è mai crollata senza un evento cruento, triste quanto si voglia certamente, ma così è stato storicamente.

Cosa ci autorizza dunque a pensare che il sistema democratico possa lasciare il passo ad un sistema diverso senza lottare per la propria sopravvivenza?