Approssimazioni successive #4

2 luglio 2009

-Si, giusto. Io sono Loredana, piacere- rispose tendendomi la mano attraverso il tavolo

-Sandro- risposi stringendo la sua mano. –Parla bene l’italiano – aggiunsi.

-ah, ci ha sentito parlare in tedesco vero?-

Annuii mentre il cameriere posava sul tavolo il suo caffè ed il mio whisky.

Sorrise: -Veramente siamo di Roma tutte e due. Studiamo lingue, ed ogni tanto ci esercitiamo insieme a parlare altre lingue. Questa settimana tocca al tedesco, la prossima il francese o lo spagnolo, vedremo-

Finito il caffè si accese una sigaretta quasi automaticamente, poi entrò subito nell’argomento:

-Alla mia amica, Lara, è morto il padre un mese fa. Così almeno le hanno detto-

-In che senso, le hanno detto? –

Mi rispose che il padre era un tecnico in una società di manutenzione di macchinari di qualche tipo, non lo sapeva con esattezza, ed un mese prima era arrivato un telegramma a casa dove diceva che il padre era morto mentre lavorava a Grasse, in Francia. Il telegramma arrivava direttamente dalla sede della ditta di Amsterdam, e non dava altre spiegazioni.

La ragazza si fermò per bere l’acqua che il cameriere aveva portato insieme al suo caffè, ed io approfittai per chiederle:

-E non ha fatto nient’altro? Voglio dire, non le è sembrato strano essere avvisata con un semplice telegramma della morte del padre?-

-I genitori erano separati e lui viveva da parecchio tempo in Francia, non ricordo dove, lei viveva con la madre-

-Si, dissi io, ma è pur sempre il padre, possibile che non c’era nessuno con lui, nessuno abbia telefonato, insomma. E la madre? Non ha detto niente?-

Mi stavo accalorando alla situazione.


Approssimazioni successive #3

22 giugno 2009

Mi allontanai dal pub con il sopracciglio alzato e la testa bassa, in fondo era vero, se non ero io, cosa mi importava sapere?

-Scusi la mia amica, non è cattiva è solo strana-

L’amica della ragazza mi aveva rincorso sui sanpietrini e mi aveva apostrofato così, quando mi voltai per guardarla vidi che aveva i capelli ricci raccolti in una coda tenuta da una matita.

-No, stavo pensando proprio a questo infatti. Perchè fare domande?-

Eravamo lì in mezzo alla stradina, a due passi dal pub, e voltando la testa mi accorsi che l’altra ragazza, quella con il padre morto, non c’era più.

-E’ andata via, la sua amica?- chiesi

-Si- rispose

-E lei, non la segue?- aggiunsi

-No, io abito qui vicino, vede quella casa? Lì, al secondo piano- disse indicandomi una piccola palazzina a tre piani, con una grande pianta di edera che saliva su per il muro.

-Bene, allora, le auguro buon pomeriggio. – la salutai, ma lei mi trattenne mettendomi una mano sulla spalla.

-Avrei bisogno di chiederle un favore- mi disse a bassa voce.

Guardai l’orologio, poi mi resi conto che non era così importante l’orario in cui sarei tornato a casa. Così le proposi di bere qualcosa insieme mentre mi spiegava cosa le servisse.

Ci avviammo verso un bar poco distante, con tre tavolini di ferro messi su una specie di pedana esterna ed un recinto anche di ferro, come a sembrare un piccolo balcone.

Il cameriere venne a prendere le ordinazioni e ci lasciò soli.

-La mia amica sta male, sa?- attaccò subito lei.

Mi accesi una sigaretta, appoggiando la borsa sulla seggiola accanto a me, poi risposi:

-Non sarebbe meglio iniziare sapendo i nostri nomi?-


Approssimazioni successive #2

9 giugno 2009

Al tavolo a fianco al mio due ragazze chiacchieravano in tedesco, ogni tanto una delle due rispondeva al cellulare e l’altra approfittava per bere un sorso dal suo bicchiere e guardarsi attorno, in una parodia di privacy verso l’amica.
Guardai il foglio bianco sul mio tavolo, la lettera che stavo scrivendo per spiegare la mia decisione, ma dopo la data e ‘Cara Julie’, non mi veniva altro.
La birra stava nuovamente finendo, guardai l’orologio e decisi che potevo tornarmente a casa, ancora per un po’.
Misi penna, foglio e libro nella borsa e mi alzai per andare verso la metropolitana, una distanza di appena cento metri, a due passi dal centro di Roma.
Mentre stavo passando vicino al loro tavolo una delle ragazze mi chiamò:
-Scusi, lei è Stephan?-
Era la ragazza che mi dava le spalle, di cui conoscevo solo la nuca, i capelli scuri e la maglietta color limone.
-No, signorina, non sono Stephan- risposi.
-Allora mi scusi, l’avevo scambiata per un amico di mio padre-
-Suo padre è giovane, allora- dissi
L’altra ragazza fece un sorriso che coprì con il fumo della sigaretta.

-Mio padre è morto, a dire il vero- rispose lei

-Chi sarebbe questo Stephan amico di suo padre, che mi assomiglia?- chiesi con un poco di imbarazzo

-Se non è lei, è inutile che glielo dica, no? Mi scusi se l’ho disturbata, arrivederci- fece lei, e girandosi verso l’amica aggiunse:

-Mi andresti a prendere un’altra birra, per piacere?-


Approssimazioni successive #1

5 giugno 2009

Mentre ero seduto al pub guardando la mia birra, decisi che sarei sparito entro una settimana.

Era giovedì, pensai, quindi avevo ancora un fine settimana da passare con la famiglia, poi sarei andato via.

La birra si stava scaldando minuto dopo minuto, così mi alzai per ordinarne un’altra. La ragazza al banco era piuttosto carina, una di quelle ragazze inglesi  belle sveglie, jeans tagliati alla coscia e maglietta a bretelline. Non portava reggiseno, ma non aveva una misura tanto grande da farsele uscire fuori.

Attesi che spillasse la birra e me la portai al tavolo, dove avevo lasciato il libro che stavo leggendo e la borsa.