Salario, prezzo e profitto

24 agosto 2009

Il titolo è altisonante, lo ammetto.

Non ho intenzione, non ne avrei le capacità, di fare una analisi sui rapporti tra queste tre quantità.

Il titolo mi è venuto in mente sentendo le dichiarazioni di Bonanni, CISL, che afferma che per migliorare il salario dei lavoratori dipendenti la mossa giusta è quella di detassare gli aumenti che derivano dalla contrattazione di secondo livello, quella per intenderci legata alla produttività localizzata.

Staremo a vedere, al banco di prova dei rinnovi contrattuali, quanti soldi entreranno per davvero nelle tasche dei dipendenti.

E’ però l’evidenza di come il sindacato, abbia completamente messo in mano allo Stato qualunque tipo di potere contrattuale, evitando ogni tipo di contrapposizione con il capitale utilizzando la parola magica degli ultimi vent’anni: diminuzione delle tasse.

Tecnicamente bisognerà anche vedere se questa quota parte del proprio stipendio concorrerà alla formazione della futura pensione del lavoratore o se sarà eliminata anche la percentuale dei contributi.

La battaglia però si sposta più sul metodo che sulla quantità di soldi che si riusciranno a strizzare dalle corte braccia degli industriali.

Il metodo seguito dal sindacato non farà altro che eliminare completamente il concetto di Contratto Collettivo di Lavoro, quello che stabilisce che due persone che fanno lo stesso lavoro vengano pagati la stessa cifra.

Una introduzione, come dice esplicitamente Bonanni, delle gabbie salariali facendole passare dalla finestra, nemmeno troppo stretta, del consenso leghista.

Un sindacato siffatto, come potrà contrattare il secondo livello in funzione della produttività, quando gli stessi industriali affermano che per uscire dalla crisi ci vorrà ancora molto tempo?

Quindi, ecco l’uovo di Colombo: si gira la responsabilità allo Stato, diminuendo le tasse che il lavoratore dovrà pagare.

Nulla, invece, si dice della limitazione necessaria ai bonus aziendali pagati ai dirigenti per il raggiungimento di obiettivi che, loro, non hanno minimamente contribuito a raggiungere, sulla diminuzione dei benefit quali auto di servizio e telefonate gratuite.

Dove lavoro, hanno ultimamente rescisso il contratto di servizio con il vecchio ISP di telefonia mobile per accenderlo con un altro operatore, meno conveniente ma più amico, diciamo fratello o almeno cugino di primo grado.

Hanno eliminato la consegna dei pc portatili ai dipendenti che ne fanno uso, chiedendo di scegliere tra notebook e pc fisso.

Hanno convinto migliaia di persone ad andare in ferie ad agosto, quando nel contratto non c’è alcun accenno a chiusure aziendali.

Obbligano a consumare tutte le ferie entro la fine dell’anno per motivi contabili.

I dirigenti, tra l’altro, prendono un premio di raggiungimento obiettivi se i lavoratori della propria Direzione smaltiscono tutte le ferie dell’anno in corso.

Prendono cioè soldi sulle nostre ferie.

Sono persino diminuite le consegne dei calendari e dei planner a fine anno.

Lo straordinario è un mito del passato.

Si potrà rispondere che sono tutti risparmi giusti, certo.

Ma perché quando una azienda deve risparmiare lo fa iniziando dai propri dipendenti, con il sindacato a ribadire che bisogna eliminare gli sprechi?

Perché non è possibile eliminare lo stipendio secondario, come bonus, benefit, premi di produttività, auto in leasing, telefonate gratuite, per i dirigenti?

Perché il sindacato non inizia almeno da questo?

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Post e volantini

20 luglio 2009

Fino a diciamo quindici anni fa, ancora la CGIL aveva la sana abitudine di usare i volantini per far conoscere, all’interno dei posti di lavoro, le proprie opinioni, le battaglie in preparazione, annunciare le prossime assemblee.

In genere un iscritto prendeva un po’ di volantini ed iniziava a distribuirli, magari durante la pausa pranzo davanti alla mensa aziendale, o di fronte allo spaccio interno;  i più ‘rivoluzionari’ si spingevano fino ad andare stanza per stanza, salone per salone, officina per officina, e consegnavano i volantini fermandosi, se possibile senza fermare o rallentare l’attività produttiva, a scambiare due parole con i colleghi.

Pian piano l’abitudine è andata perdendosi, i volantini venivano messi su tavolini appositamente preparati davanti al solito spaccio o mensa aziendale, e chi voleva se li prendeva.

Addirittura i meno volenterosi, o dove l’attività sindacale era ridotta al minimo, il volantino veniva stampato in copia unica ed affisso alla bacheca sindacale.

Il sindacato, le associazioni libere di lavoratori, dovrebbero essere il fulcro se non della rivoluzione, almeno dello scambio di opinioni, di dibattiti, di decisioni da prendere, di assemblee da preparare.

Dal 1992 ad oggi, anno di nascita degli Accordi di Luglio che hanno dato una spallata fondamentale alla credibilità del sindacato, i contratti si rinnovano praticamente senza più assemblee preventive (una delle ex buone abitudini della CGIL).

Vengono invece fatte assemblee dopo la fima (che però è ‘non definitiva’) tra lavoratori e proprietà aziendale, così da poter giustificare, di fronte a chi trova da ridire, che invece il sindacato ha fatto la scelta migliore.

In questo modo abbiamo avuto non solo la perdita progressiva di tutele sulla salute, l’aumento indiscriminato e complice degli indici di produttività, la diminuzione degli stipendi fino ad esser quelli più bassi d’Europa.

Ma soprattutto non sono stati per nulla coinvolti tutti quei lavoratori nuovi, i giovani, gli extracomunitari, nelle scelte contrattuali, aumentando in questo modo il divario tra lavoratori e organizzazioni sindacali.

Ed è questo l’errore più grave commesso dal sindacato.