Stato dei funerali

16 luglio 2009

rientro della salma del militare morto in Afghanistan.

penso al dolore dei genitori, delle sorelle, insomma, le solite umane cose, e ne rimango colpito umanamente.

quel ragazzo stava svolgendo il suo lavoro di militare in un paese in guerra, andava in giro armato, in autoblindo pronti al fuoco.

in guerra si viene uccisi, brutto, ma è così.

ora, e ogni tanto un po’ di retorica me la voglio concedere, un operaio, un contadino, una badante, vanno a lavorare con la loro moto, l’auto, la metropolitana.

ci vanno per mantenere probabilmente una famiglia, hanno anche loro dei figli, dei genitori, e anche se non avessero nessuno, stanno andando a lavorare, una cosa che ti alzi al mattino e dovresti tornare a casa la sera.

non per tutti è così; i dati Indymedia riportano per il solo mese di luglio 2009, 8 persone morte mentre lavoravano, morte per cause di lavoro, caduti da un’impalcatura, travolti da un trattore, soffocati da gas dell’autocisterna che pulivano.

queste persone non andavano in guerra, non erano armati, non erano in autoblindo, non erano circondati da soldati nemici, non c’erano mine anticarro per strada.

trafiletti sui giornali, breve notizia ai telegiornali, il papa che prega per loro e spera che non succedano più cose del genere.

poi il silenzio.

il ministro della difesa probabilmente farà una verifica delle regole di ingaggio e delle armi in dotazione. più che giusto, direi, visto che si parla di zona di guerra e che il ministro deve difendere i soldati italiani.

ma la stessa cosa per i morti sul lavoro, mentre portavano a casa la pagnotta, non dovrebbero farla il ministro del lavoro e il ministro della famiglia?